La Fiume SpA, azienda produttrice di superalcolici e bevande distribuiti nella GDO, si tuffa di slancio nel canale Ho.Re.Ca puntando senza esitazione al successo grazie alla forza competitiva di un prodotto destinato a mettere sottosopra il mercato degli amari. Si tratta di biliq, un prodotto in perfetto equilibrio tra tradizione del gusto e forte innovazione dell’immagine e delle modalità di consumo. Tutto nasce da una originale trovata di marketing. Da bere rigorosamente freddo, biliq viene servito esclusivamente attraverso un’apposita macchina erogatrice/refrigeratrice, fornita dalla stessa azienda, in grado di portarlo istantaneamente alla temperatura di servizio ottimale. Ed è proprio partendo da questa componente “hardware” che la CaruccieChiurazzi ha costruito il posizionamento distintivo del prodotto: un sistema coerente di simboli e di valori ad essi collegati, in grado di farlo rapidamente emergere sui competitor e di sostenerlo nella serrata lotta per attirare l’attenzione e conquistare l’apprezzamento del consumatore finale. Il primo passo è stato l’individuazione del nome. “Tutti lo vogliono breve, originale, eufonico, facilmente memorizzabile e assolutamente esclusivo - spiega Francesco D’Elia, il copywriter dell’agenzia - Ma il segreto di un nome di successo sta soprattutto nell’essere perfettamente aderente alle caratteristiche e alle qualità di un determinato prodotto piuttosto che a quelle di tutta la sua categoria. Nel nostro caso avevamo un amaro, il gusto delicato di un infuso d’erbe e una bottiglia che compare quasi sempre capovolta sulla macchina erogatrice. Ecco l’input creativo: il nome doveva risultare leggibile tanto dall’alto in basso quanto dal basso verso l’alto. Così è nato biliq. Breve, eufonico, originale al 99,9% (a meno che non siate stati in vacanza un paesino nel sud della Somalia), finanche trendy con quella “q” finale al posto della “c” che va tanto di moda. Quanto alla lettura nella doppia direzione (che tecnicamente si chiama ambigrafia) sarebbe bastato qualche piccolo artificio grafico a renderla perfetta.
Scelto il nome è stata la volta del marchio e del packaging. “Il logo/marchio di biliq è stato realizzato con un carattere graziato dallo stile moderno, molto semplice e lineare – racconta Sandra Leone, l’art director di CaruccieChiurazzi – è poi bastato modificare l’allineamento della elle e invertire il puntino della seconda i per ottenere una lettura perfettamente speculare nelle due direzioni. Per l’abbigliaggio della bottiglia, si è scelto uno stile minimal vagamente ispirato da atmosfere zen, anche per dare al logo la massima leggibilità. La verniciatura nera opaca, infine, oltre ad accrescere l’eleganza del packaging, evita l’antiestetica vista della bottiglia quasi vuota sull’erogatore”. La medesima veste grafica è stata impiegata anche per la personalizzazione della macchina erogatrice (battezzata “drinq” machine) e per la progettazione del depliant di presentazione del prodotto, arricchito da alcune originali soluzioni cartotecniche di grande impatto. Insomma, una comunicazione perfettamente funzionale nel trasferire al pubblico la missione già efficacemente sintetizzata nel pay-off del prodotto. Del resto, il premio Agorà d’argento assegnato alla CaruccieChiurazzi per il packaging di biliq sembra il miglior auspicio per il successo di un prodotto nato per superare i confini di un mercato in stasi ed esplorare i nuovi scenari che si aprono “oltre l’amaro”.