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70/30: la doppia beffa delle gare pubbliche che non premiano ne la qualità ne il prezzo

Ci sono due riflessioni che mi tormentano da tempo e che si ripresentano ogni volta che vediamo un esito di gara a cui abbiamo partecipato e che non ci siamo aggiudicati. Confesso che quando ho vinto non mi sono mai posto domande nei termini in cui me le faccio oggi, alla luce di molte, dico molte, gare perse e anche per poco. È accaduto nell’arco degli ultimi 6 mesi, qui in Puglia, la Regione di Vendola. C’è un meccanismo perverso che si annida in ogni gara pubblica e si chiama punteggio per la proposta tecnica. Molti anni fa le gare di comunicazione venivano valutate come se si comprasse carta igienica, ovvero sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa per la stazione appaltante (sarà poi vero che il più economico è sempre il più vantaggioso?) e non importava se tu avessi fatto un buono o un cattivo lavoro, bastava che facessi il prezzo più basso. Poi è arrivato il testo unico sugli appalti la mitica legge 163 e tutte le sue forme di interpretazione applicativa delle stazioni appaltanti, che ci ha dato l’illusione che fosse cambiato il mondo, che il lavoro delle imprese creative sarebbe stato apprezzato per la qualità. In ogni bando di comunicazione che leggi da qualche anno a questa parte c’è una magica formuletta che dice pressapoco così: la commissione di valutazione aggiuddicherà, a suo insindacabile giudizio, secondo il seguente criterio, 70 punti per la qualità della proposta tecnica 30 punti per l’offerta economica, dove quella economica più bassa costituisce base di giudizio per tutte le altre, cosa di per se già folle.

Dov’è la beffa? Ve lo spiego subito: il principio di fondo dell’attribuzione del punteggio tecnico è assolutamente discrezionale, cosi anche se tu hai fatto il miglior lavoro possibile, la commissione può decidere discrezionalmente e secondo oscuri criteri di valutazione che il tuo lavoro non vale nulla. Sorvolo sulla competenza dei commissari, che spesso di comunicazione non sanno nulla, ma non posso tralasciare il meccanismo della doppia beffa. Se hai fatto il prezzo più basso non vinci lo stesso, visto che, se come di prassi prendi 30 punti per l’offerta economica più bassa, la commissione può sempre decidere di darti un punteggio tecnico che ti esclude.

Spero sia tutto chiaro. Bhe se non lo è, allora faccio un altro ragionamento facile facile. Perchè si continuano a fare finte gare, se molto spesso la stazione appaltante vuole lavorare con chi ha già lavorato e ci si trova bene? So che questo è un limite che la legge 163 non supererà mai, tuttavia i lettori dovrebbero sapere che mediamente fare una gara ha un costo abbastanza importante per chi gareggia e del quale evidentemente nessuna commissione è consapevole.

Qualcuno dice che oggi per vincere una gara non è più sufficiente fare un buon lavoro, occorre come direbbe Eduardo De Filippo, accendere un bel cero a San Gennaro e sperare che il santo ti faccia un miracolo. Ne ho le prove.

4 Commenti

  1. Autore: Pubblicitario Incazzato

    Data: 5 Ottobre 2010 - 9:05   

    Condivido pienamente….un meccanismo molto matematico per aggiudicare agli amici. MI dispiace che Vendola non intervenga nel merito……lo sò sono ancora l’ultimo degli ingenui…

  2. Autore: Antonella P

    Data: 10 Dicembre 2010 - 20:15   

    Leggo con terribile ritardo questo post..
    alcune mie valutazioni in merito le ho già condivise con te de visu, ma mi piace molto l’idea di poter usare questo spazio per lasciarne traccia scritta; ebbene quanto scrivi è sacrosanto e con buona pace della diplomazia credo che forse i tempi sarebbero maturi per cominciare a fare valutazioni aperte e condivise sulla reale preparazione degli “esperti” in commissione; e non dimenticherei di approfondire, qui con una certa malizia in verità, le tempistiche scelte per la pubblicazione di certi bandi; sembra in effetti strano che “la sana e robusta” ricerca di interlocutori di qualità parta alla vigilia, che so, di un ferragosto quando molte, moltissime imprese, hanno affisso il cartello “chiusi per ferie”..come minimo aspetterei settembre per garnatire alla gara il massimo riscontro possibile; evidentemente quando di mezzo ci sono i soldi pubblici, gli interessi in gioco prendono strane vie e il bando di gara smette di essere lo strumento d’elezione a garanzia del miglior rapporto qualità/prezzo in favore del soggetto banditote.
    E per il caso cui io e te ci riferiamo, ci sarebbe molto altro da dire ma qui preferirei aspettare di vedere affissi i prodotti di questo “caso incriminato” e qui la diplomazia ci vuole, ma non in favore di chi non se la merita affatto ma della creatività e della profondità di progettazione di chi si è aggiudicato il favore della “commissione”; il beneficio del dubbio è un agio che devo non solo alla categoria tutta dei pubblicitari cui credo di appartenere ma anche e soprattutto a quel briciolo di ingenuità e di fede che, rintanata in fondo allo stomaco, cerco disperatamente di difendere tutti i giorni con le unghie e con i denti.
    Ma una cosa è sicura e certa: in questi fatti, non c’è nessuna poesia.

  3. Autore: admin

    Data: 10 Dicembre 2010 - 20:39   

    Sapete quale è la verità? In CeC abbiamo deciso che non abbiamo più voglia e tempo da perdere a fare gare

  4. Autore: gianluigi

    Data: 13 Febbraio 2012 - 18:22   

    sec mediterranea ha abbandonato da molti anni il terreno delle gare pubbliche. tempo perso.

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