Mi chiedo ormai da molto tempo quale ruolo abbiamo come comunicatori d’impresa. In una società che ha abdicato completamente al non senso, credo che noi pubblicitari (per cui sopravvive ancora la metafora della Milano da bere, anche se ormai bevuta) abbiamo il ruolo di mediatori culturali. Ciò ci deve fare assumere un senso di responsabilità per quello che facciamo consapevoli che se costruiamo messaggi essi hanno una funzione di azione sulla percezione delle persone e direttamente sulla loro formazione di senso. Che senso abbia allora questa campagna io proprio non riesco a coglierlo. Da osservatore dei comportamenti della marca posso solo aggiungere che COOP dal quale come consumatori ci aspettiamo sempre una proposizione di valore certo molto diversa da quello che abbiamo visto in questo caso. Che dire? A voi i commenti
Data: 10 Dicembre 2009 - 14:29
Il problema non è cosa dire ma come dirlo (anzi urlarlo) per emergere nella giungla affollatissima di animali che vogliono comunicare. Risolto il come probabilmente si eleverà il tono dei contenuti. Ma , senza sofismi, per i baresi questa pubblicità penso sia di qualche efficacia.
Data: 11 Dicembre 2009 - 8:55
Sulla efficacia, mi astengo, anche perchè molto spesso si pensa che una cosa apparentemente molto creativa sia efficace. Il “purchè se ne parli” non è da tempo un metro di efficacia. Il tema è semmai e senza sofismi o semplificazione “purche se ne parli bene”. Detto ciò il post aveva l’obiettivo di far riflettere sul ruolo della comunicazione, quindi proprio sul come e su quanto troppo spesso si urli. Riporto quindi l’attenzione sul ruolo maieutico che la comunicazione di marca deve assolvere. È non mi pare che in una società allo sfascio come quella che molti sociologi fotografano, investitori e comunicatori possano far finta di niente.
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