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2 Giugno 2009

Mecenati e crisi

Autore: ettore

lumOggi mi sono sentito più barese di quello che ho sempre creduto, ho avvertito il senso dell’appartenenza ad una città alla quale non mi sento affatto di appartenere per tante ragioni. Non è un pensiero profondo forse buono più per la bacheca di Facebook, ma in una città che fa fatica a fare, e in cui è impensabile riconoscere il valore altrui, a quattro giorni dal voto a scanso di sfiorare l’endorsment (sostegno), direbbero gli anglofoni, ho provato una certa soddisfazione andando a visitare il premio LUM al cineteatro Margherita.
Come i lettori sanno dopo oltre 20 anni il Margherita si è aperto per ospitare l’ottima iniziativa promossa dalla LUM e dai bravissimi curatori, cui plaudo e a cui va il merito di averci creduto, e agli artisti che hanno dato senso ad un luogo che lo aveva perso.
Condivido la tesi dell’assessore Nicola Laforgia, quando scriveva sulle pagine del giornale qualche giorno fa, che il Margherita potrebbe essere il luogo delle arti contemporanee. Deve aver provato la stessa sensazione che ho provato io entrandoci questa mattina, una sensazione di piacevole spaesamento che si è rafforzata quando dopo aver visto le opere e ascoltato, un po’ furtivamente lo confesso, i commenti variopinti dei tanti baresi che ci sono entrati con me, mi sono fermato al centro del foyer e ho pensato di essere in un altra città.
È stata la stessa sensazione provata a palazzo delle esposizioni a Roma (il foyer del teatro mi ha ricordato il grande atrio del palazzo romano) e in tanti altri luoghi, cui però questa volta non è seguita la domanda: “quando vedremo una cosa simile a Bari?” Sappiamo che Bari ha bisogno di teatri ma la penso esattamente come Laforgia quando dice che il Margherita può essere altro oltre che teatro/cinema. Anzi lasciamolo così, spoglio e disadorno, così dovremo impegnarci a pensarne i contenuti invece che il contenitore.
Eccola allora, l’arte contemporanea e di per sè l’intera operazione fatta per farti dimenticare che sei ancora in un cantiere. Ecco quindi il cantiere-evento, alla francese, che mi ha fatto dimenticare di essere a Bari e al contempo mi ha fatto gioire, perché ho pensato che grazie ad alcuni coraggiosi Bari può essere migliore.
Ma chi sono questo coraggiosi, molti lo sanno, quel che posso dire e che questo bell’evento, è il frutto di una cosiddetta operazione di mecenatismo culturale d’impresa. La LUM, l’università privata che ha sostenuto il progetto del premio e della mostra, ha fatto quello che fanno tante altre imprese in Italia, e ha creduto che da Bari si potesse dare un buon esempio. Proprio il curatore del premio, nei materiali che sono distribuiti ai visitatori scrive che al centro dello sviluppo economico un ruolo cruciale ce l’hanno la diffusione della conoscenza, della creatività e dei talenti che ad esse si associano. E ancora pensare ad un politecnico delle arti tra Margherita, Sala Murat e ex Mercato del pesce. Questa sarebbe una vera rigenerazione urbana!
Da qualche tempo osservo che su questo argomento, da un lato c’è chi sostiene che la cultura ci porterà fuori dalla crisi, dall’altro assisto sempre di più a tagli agli investimenti da parte delle imprese su cultura, comunicazione e marketing in tutte le loro declinazioni. Mi chiedo pure se si possa fare i mecenati in tempo di crisi. La risposta sta in gran parte nel premio LUM!
Per dirla tutta mi ritrovo molto con la proposta di Baricco (in sintesi togliere i soldi per finanziare le fondazioni culturali parapubbliche per darle alle scuole ed educare i futuri cittadini/fruitori, così le imprese potranno mettere le risorse su cose che hanno un pubblico e che producano profitto almeno per pagare la gestione) e quindi esorto le imprese a crederci e fare investimenti culturali in tempi di crisi, poiché il ruolo che essi hanno sulla crescita del territorio in cui esse operano e l’efficacia che hanno sulla propria reputazione, sono uno strumento formidabile per la qualità della vita dei cittadini. Si tratta di progettare insieme, pubblico, cittadinanza e privato. È possibile che sia così difficile provare ad essere una città migliore?

Ettore Chiurazzi

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