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29 Febbraio 2008

Next Food Experience

Autore: PAOLA

Nel cuore del capoluogo lombardo, l’Alixir Food Lounge, con il suo look nero predominante, è un’oasi emozionale “cool” in cui vivere un’esperienza alimentare innovativa ed esclusiva: la Next Food Experience.

13 Commenti

  1. Autore: Giuseppe

    Data: 29 Febbraio 2008 - 13:37   

    ma cosa sarebbe la prossima esperienza del cibo?

  2. Autore: maja

    Data: 29 Febbraio 2008 - 14:21   

    The next food experience è un nuovo modo di approcciare il cibo, in cui questo non solo “ci ciba”, ma è funzionale alla nostra salute. In quest’ottica anche l’esperienza del mangiare risponde a bisogni più ampi. Non a caso si chiamano functional food.

  3. Autore: lenore

    Data: 29 Febbraio 2008 - 16:59   

    gnam gnam…interessante!

  4. Autore: maja

    Data: 3 Marzo 2008 - 13:53   

    Ma mi viene un dubbio. Non sarà che dopo tanto parlare di valori soft, qui si sta ritornando a quelli hard!?!

  5. Autore: rumore

    Data: 3 Marzo 2008 - 16:04   

    Credo che da sempre la funzione del cibo sia quella della nostra sopravvivenza e per dirla con la parole di Maia “funzionale alla nostra salute”. In quanto tale mi sembra un valore molto hard. E’pi?? che altro un bisogno primario.
    Per quanto concerne le funzioni soft del cibo: convivialità, affari, piacere, ne possiamo individuare moltissime ma tutte riconducibili al valore emozionale del cibo stesso. E anche niente di nuovo. Quello che mi sembra interessante è la veste estetica e i contenuti relativi alla preparazione che cambiano di continuo e si innovano costantemente. Quello che fa tendenza non è il cibo in sè ma la sua presentazione, le preparazioni e il modo di offrirlo creando obiettivi e tendenze che “gratta gratta” riconducono sempre alle due funzioni di base del cibo: nutrizione e piacere.

    Se poi volessimo approndire gli aspetti ascetico o spirituali e quindi funzioni diverse del cibo si potrebbe aprire tutt’altro capitolo.

  6. Autore: John Wayne

    Data: 3 Marzo 2008 - 16:36   

    Pi?? che altro si passa dalla “vecchia” esperienza del cibo , che poteva essere una ricerca di nuovi sapori o la vo glia di farsi una bella mangiata, ad un regime di dieta perenne.

    Forse sarebbe pi?? interessante parlare delle funzioni sociali e spirituali del cibo, ma sarebbe terribilmente uncool, meglio rincorerrere il feticismo di torsoli di mela appena addentati.

  7. Autore: maja

    Data: 6 Marzo 2008 - 11:08   

    Mettiamo un po’ d’ordine. Rumore dice fche la tendenza la fa il packaging, e non il cibo. Nonostante in parte possa essere in accordo, il caso Alixir ci fa comprendere che la tendenza la sta facendo il prodotto, poichè è la sua funzione/composizione che è cambiata. Forse occorre un’ulteriore riflessione a riguardo…

  8. Autore: rumore

    Data: 13 Marzo 2008 - 14:31   

    Quello che volevo dire oltre al fatto che è il pack a fare la tendenza è che facciamo o seguiamo tendenze “dell’acqua calda”. Non è che non ho capito qual è la Next Food Experience? Oggi sono stata a mangiare i ricci sugli scogli. E’stata una Next Food Experience? Allora la faceva anche mio nonno.

  9. Autore: Grisanti

    Data: 13 Marzo 2008 - 14:37   

    i ricci hanno un ottimo packaging


    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/62/SeaUrchin.jpg

  10. Autore: lenore

    Data: 13 Marzo 2008 - 17:46   

    caro grisanti è vero:i ricci hanno un packaging veramente originale e che osa,
    detto ciò, sinceramente non capisco che significa dire che il cibo ha funzioni primarie come nutrire e piacere, nel senso che è ovvio, ma tutto l’esistente - oggetti, immagini, abiti, cibi etc. - hanno un valore denotativo e uno connotativo. la scienza della comunicazione, la semiotica, la grafica e le discipline affini cercano di comunicarli entrambi e di sviscerarli. altrimenti diremmo che è inutile parlare di stili e di mode perchè gli abiti servono solo a coprirci e a ripararci dal freddo. evidentemente non è così, ne parlare di packaging significa parlare di acqua calda o di aria fritta. anche i ricci sullo scoglio che mangiava tuo nonno sono mediati da segni che non possono essere neutrali. là non c’è il bisogno di nutrizione perchè evidentemente il riccio non nutre, ma da piacere, e da ancora più piacere mangiarli sugli scogli che non sono comodi ma esaudiscono altri piaceri, la vista, il livello emotivo, quello della memoria, cioè, ad es. se tuo nonno andava sempre lì a mangiare ricci allora quando ci vai ci vai per soddisfare il piacere del ricordo.
    se poi a alixir ti propongono un fighissimo piatto fatto di pietra di mare con dentro un irriconoscibile riccio, servito accanto a alghe disposte in forma di rosa etc… ebbene si, può essere una nuova food exp. condivisibile o meno ma pur sempre un’operazione di marketing.

    e che dire dell’arte della disposizione e forme del cibo giapponese come sushi et similis?

    infine non capisco che vuoi dire, maja, quando scrivi che “il caso Alixir ci fa comprendere che la tendenza la sta facendo il prodotto, poichè è la sua funzione/composizione che è cambiata”, cioè il prodotto in questione non è nuovamente un packaging in senso lato? la funzione non rimane sempre quella? cioè piacere/minimo di nutrizione/estetica?

  11. Autore: maja

    Data: 14 Marzo 2008 - 12:01   

    Piacere, minimo di nutrizione, estetica + CURA…

  12. Autore: Grisanti

    Data: 14 Marzo 2008 - 13:45   

    La next food experience è questa :

    un minimo di nutrizione, un pizzico di piacere, una spolverata di estetica, le mani laboriose della mamma, un cucchiaio di bontà.

  13. Autore: lenore

    Data: 15 Marzo 2008 - 0:05   

    vabbè , allora ci andiamo?
    ;-)

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