7 Ottobre 2011
Temo che sia giunto il momento di rendere pubbliche riflessioni che da tempo sono causa di qualche mal di pancia. Si può fare impresa in modo leale, professionale, trasparente, pagando le tasse, e così via e al contempo partecipare ad una gara apparentemente corretta, trasparente, in regola, con tutti chiarimenti del caso, ma sostanzialmente predeterminata nel suo risultato? Una nota organizzazione parapubblica che opera nel teatro, bandisce ogni anno una gara per la comunicazione che viene aggiudicata forse da 10 anni sempre alla stessa impresa partecipante alla tenzone. Per due anni di seguito abbiamo creduto che potessimo farcela, abbiamo partecipato, abbiamo preso il massimo del punteggio tecnico (è sempre un riconoscimento della qualità che esprimiamo) ma perdiamo per l’offerta economica. Il primo anno perdiamo perchè l’aggiudicatario pratica un prezzo di 1/3 del nostro, la seconda volta per lo stesso motivo. Naturalmente visto che la procedura è costruita su servizi base e un listino di servizi aggiuntivi, nasce il sospetto che chi vinca ormai da 10 anni faccia il minimo dell’offerta per poi recuperare con i servizi a listino. Ditemi se questa non è una finta gara. Come può per ben 10 anni il committente conferire l’incarico sempre alla stesso concorrente? Ribadisco è tutto perfettamente in regola, ma vince sempre lo stesso concorrente! Mi chiedo da tempo: perchè se una organizzazione pubblica vuole lavorare con un fornitore bandisce una gara? Forse la stazione appaltante non sa che partecipare ad una gara ha per gli altri concorrenti un costo? Ma non sarebbe meglio che si trovasse una formula che consentisse al committente di dare un incarico diretto e a noi di toglierci dall’impiccio di fare una gara che è sostanzialmente già assegnata? Per quanto possa sembrare paradossale la domanda che pongo, mi pare che sia più paradossale che il risultato di una gara sia predeterminato da anni.
19 Maggio 2011
Nel 2005 la CeC ha definito il nuovo posizionamento del brand D’introno, attraverso ricerche (focus group) effettuate dalla nostra divisione PensieroStrategico hanno rilevato che il bagno richiama percezioni di intimità riferibili a concetti come “nido” o “tana”. Le diverse personalità dei consumer sono state quindi ripercorse con questa campagna di riposizionamento del brand D’Introno. Perciò, che il cliente sia leone o gazzella, picchio, talpa o topolino, da D’Introno troverà sicuramente tutto ciò che gli occorre per farsi un habitat su misura.
Il concetto dell’habitat su misura è stato percorso anche per l’ideazione dell’invito dell’inaugurazione di un nuovo showroom.
Dà soddisfazione vedere come a sei anni di distanza un competitor diretto, Quartarella, si sia ispirato alla progettazione da noi predisposta al tempo.
Il segreto della creatività è copiare facendo evolvere le idee.
Lascio a chi legge il giudizio
15 Settembre 2010
Ci sono due riflessioni che mi tormentano da tempo e che si ripresentano ogni volta che vediamo un esito di gara a cui abbiamo partecipato e che non ci siamo aggiudicati. Confesso che quando ho vinto non mi sono mai posto domande nei termini in cui me le faccio oggi, alla luce di molte, dico molte, gare perse e anche per poco. È accaduto nell’arco degli ultimi 6 mesi, qui in Puglia, la Regione di Vendola. C’è un meccanismo perverso che si annida in ogni gara pubblica e si chiama punteggio per la proposta tecnica. Molti anni fa le gare di comunicazione venivano valutate come se si comprasse carta igienica, ovvero sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa per la stazione appaltante (sarà poi vero che il più economico è sempre il più vantaggioso?) e non importava se tu avessi fatto un buono o un cattivo lavoro, bastava che facessi il prezzo più basso. […]Leggi tutto »
28 Aprile 2010
Qualche tempo fa un professore di corso di laurea di scienze della comunicazione mi ha inviato una e-mail con l’invito a firmare un appello per impedire che il suo corso di laurea fosse chiuso dal senato accademico di una università pugliese. Risposi allora, e risponderei anche oggi, che come imprenditore della comunicazione firmerei un appello per chiudere molti dei corsi di laurea di scienze della comunicazione, ricordando a chi mi rivolgeva l’appello, quello che nello stesso anno il presidente di Confindustria Montezemolo aveva detto proprio in una affollata assemblea a Taranto: non servono università di campanile, ma servono eccellenze che sappiano competere con un mercato internazionale e attrarre i talenti migliori tra docenti e studenti. […]Leggi tutto »
5 Aprile 2010
Qualche mese fa abbiamo partecipato ad una gara indetta dalla Regione Liguria per l’elaborazione della campagna pubblicitaria per la promozione turistica della regione. Un bel brief, scritto bene, una buona remunerazione e anche la voglia di cimentarsi su qualcosa che non fosse la nostra regione. Qualcosa in comune Puglia e Liguria secondo noi ce l’hanno e perciò abbiamo raccolto la sfida. Ci sembrava che visto l’obiettivo fissato dal committente di posizionare la proposta turistica non solo sul prodotto “mare”, la Liguria potesse essere posizionata con la sua marinità un po’ come la Bretagna d’Italia. Luoghi dell’anima e del mare fra terra e acqua. Copy e art hanno fatto, come sempre, un ottimo lavoro e sentivamo di poterci aggiudicare la gara. Purtroppo non è andata così, la gara non l’abbiamo vinta noi, ma una agenzia ligure (risultato fin troppo scontato) e così abbiamo chiesto di poter avere i verbali della commissione per capire quale fosse stato il punteggio assegnato al vincitore e a noi, anche solo per capire i criteri applicati in fase di valutazione. È inutile dire che è stata un richiesta a cui non abbiamo ricevuto alcuna risposta, atteggiamento più tipico di una regione del sud, ma la cosa che più ci ha stupito è stato aver visto la campagna pubblicata sui quotidiani italiani negli scorsi giorni. Ve la mostriamo qui sotto a fianco alla nostra proposta e come potrete vedere mi pare che gli elementi in comune non siano pochi. Stesso approccio creativo, lo strappo, nel nostro caso con i contorni della Liguria che ricordanano appunto un morso, e da qui la nostra head line. Nel caso della campagna aggiudicata stesso concetto di strappo, tuttavia più criptica rispetto alla nostra e soprattutto con una sorprendente somiglianza con la nostra. Da creativi sappiamo che questo fenomeno accade spesso. Noi diciamo che le “idee sono nell’aria” per dire che certi concept e trattamenti ricorrono. Tuttavia in questo caso la cosa pare singolare. Non credete? A sinistra quella di CeC.

18 Gennaio 2010
In questo post scrivo di una nostra campagna di affissione. Si tratta di una campagna mulstisoggetto che per ragione diverse è diventata mono soggetto. Gli esperti dicono che in una campagna con più soggetti ciascuno deve funzionare per se. Avevamo progettato la campagna Bif&st tenendo conto di una serie di vincoli. Ad esempio: il preesistente marchio-logo Bif&st ha richiesto uno sforzo d’integrazione sul piano del tono di comunicazione e dell’accostamento alle immagini che avevamo inizialmente scelto per rappresentare la relazione tra la città e il cinema. Lo vedete di seguito guardando i soggetti della campagna che avevamo proposto ed era costituita da più immagini. Immagini in bianco nero non scontate di una Bari diversa, un lungomare non da cartolina e una Piazza Mercantile che quasi ricorda uno scorcio di città in un film neorealista. Immagini molto evocative, che con il loro lirismo ben contrastavano con il font un po art noveau del marchio Bif&st. Insomma la campagna sarebbe stata di 3/4 soggetti compreso il Petruzzelli. Eccovi un paio degli altri. Che ne dite?
29 Dicembre 2009
Dopo aver visto al cinema con mio figlio di 9 anni “Cado dalle nubi” e aver pure riso e avere pure appreso che il film è in cima alle classifiche dei film più visti e con maggiore incasso gli ho chiesto cosa ne pensasse e se si fosse divertito. La risposta mi ha alquanto sorpreso. Secondo la sua lettura, la “morale” del film è: sono migliori quelli del nord, ma la Puglia è più bella. Testuali parole! Una riflessione simile vedendo il film l’avevo già fatta e mi sono anche detto che non ho alcuna voglia di appartenere a questa idea di pugliese “macchietta” che Checco Zalone restituisce e che peraltro, sono certo ormai sostituirà la classica domanda al prossimo viaggio. Temo che quando dirò che sono di Bari, la risposta sarà per sostituzione a quella classica: “ah, la città di Lino Benfi” (la dico alla Banfi per l’appunto, che come tutti sanno è di Canosa) “ah, come Checco Zalone”. […]Leggi tutto »
9 Luglio 2008
Se Scott Schuman, ideatore del blog The Sartorialist, “il migliore blog di glamour di strada attualmente esistente, o meglio il blog che ha proprio inventato il glamour di strada” (P. Calefato) fosse alla ricerca di corrispondenti da tutto il mondo per il suo staff, rigorosamente maschile e ciascuno dei candidati dovesse fornire precisa indicazione dei propri fornitori di stile - barbiere, calzolaio, lavanderia, ecc., voi, uomini cool, partecipereste? e non ci sarebbero forse anche donne, che mentendo sulla propria identità sessuale pur di far parte del super cool staff di sartorialist, parteciperebbero inviando la foto di un amico o del marito, prendendo spunto dall’attuale staff?