SottoTracce è un blog-fucina per decifrare le tendenze emergenti, faro per aziende, consumers e creativi che si muovono in uno scenario ipercompetitivo, veloce e non sempre decifrabile. [...] Leggi tutto »
28 Aprile 2010
Negli ultimi mesi del 2009, quando la crisi economica ha rallentato le attività d’impresa con i soci del Club delle imprese per la cultura di Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani, abbiamo avviato un confronto su quali valori potessero guidare la ripresa. La parole ricorrenti sono state creatività, innovazione, talento. Ciascuno di noi è andato con la mente alla propria impresa alla ricerca di quel particolare momento aziendale o di un gesto particolarmente talentuoso da parte di un collaboratore, alla genesi di una innovazione di processo e di prodotto. Le ipotesi utili a fornire qualche risposta si sono forse susseguite nel tentativo di trovare un’unica e improbabile soluzione. A domande si susseguono domande quando si parla di creatività e di talento. […]Leggi tutto »
18 Gennaio 2010
In questo post scrivo di una nostra campagna di affissione. Si tratta di una campagna mulstisoggetto che per ragione diverse è diventata mono soggetto. Gli esperti dicono che in una campagna con più soggetti ciascuno deve funzionare per se. Avevamo progettato la campagna Bif&st tenendo conto di una serie di vincoli. Ad esempio: il preesistente marchio-logo Bif&st ha richiesto uno sforzo d’integrazione sul piano del tono di comunicazione e dell’accostamento alle immagini che avevamo inizialmente scelto per rappresentare la relazione tra la città e il cinema. Lo vedete di seguito guardando i soggetti della campagna che avevamo proposto ed era costituita da più immagini. Immagini in bianco nero non scontate di una Bari diversa, un lungomare non da cartolina e una Piazza Mercantile che quasi ricorda uno scorcio di città in un film neorealista. Immagini molto evocative, che con il loro lirismo ben contrastavano con il font un po art noveau del marchio Bif&st. Insomma la campagna sarebbe stata di 3/4 soggetti compreso il Petruzzelli. Eccovi un paio degli altri. Che ne dite?
13 Gennaio 2010
Se n’è andato “il signore dei marchi” ovvero Bob Noorda, che nella sua lunga carriera professionale aveva disegnato e ridisegnato celebri marchi, ormai diventati brands. Fra questi solo per ricordarli, Mondadori, Feltrinelli, Coop e tanti altri, oltre alla segnaletica delle metropolitane di Milano, New York e Rio de Janeiro. Perchè lo ricordo, perchè con il suo pensare e fare rigoroso ma straordinariamente creativo ci ha insegnato - come un moderno Michelangelo - che l’efficacia è nella sintesi (nel togliere), senza stupire a tutti i costi, nella pulizia come frutto di un ragionamento che è cultura del progetto. Se ce lo ricordassimo un po’ di più, colleghi e committenti, forse acquisiremmo la consapevolezza che il design, il buon design è funzione e con la sua formazione alla scuola della Bauhaus, Noorda ci riporta alle origini del nostro mestiere. La grafica come forma etica, come pratica intellettuale che riunisce forma è funzione. Nel libro intervista di Francesco Dondina edito qualche mese fa, aveva detto: “Non bisogna stupire a tutti i costi, i giovani stupire a tutti o costi, ma cosa c’è di meglio della pulizia e bellezza di un Helvetica o di un Bodoni ben composti? Oggi molti credono che l’Arial sia come l’Helvetica e il Bodoni come il Times New Roman. Può sembrare un ragionamento colto, ma fare questo mestiere oggi e farlo bene, significa non dimenticare la lezione di Noorda. Anche se come lui stesso diceva “non ho una teoria da divulgare, posso solo parlare del mio lavoro”. Fare questo lavoro, e farlo bene oggi richiede tempo, dedizione alla ricerca, senso etico e poi estetico. Ricordiamocelo tutti, committenti e colleghi.
26 Novembre 2009
Mi chiedo ormai da molto tempo quale ruolo abbiamo come comunicatori d’impresa. In una società che ha abdicato completamente al non senso, credo che noi pubblicitari (per cui sopravvive ancora la metafora della Milano da bere, anche se ormai bevuta) abbiamo il ruolo di mediatori culturali. Ciò ci deve fare assumere un senso di responsabilità per quello che facciamo consapevoli che se costruiamo messaggi essi hanno una funzione di azione sulla percezione delle persone e direttamente sulla loro formazione di senso. Che senso abbia allora questa campagna io proprio non riesco a coglierlo. Da osservatore dei comportamenti della marca posso solo aggiungere che COOP dal quale come consumatori ci aspettiamo sempre una proposizione di valore certo molto diversa da quello che abbiamo visto in questo caso. Che dire? A voi i commenti
22 Agosto 2009
L’Italy Chapter dell’IAA - International Advertising Association, l’associazione per la promozione della comunicazione nelle sue diverse forme, ha lanciato a partire dal mese di agosto la campagna pubblicitaria dal titolo ‘La buona pubblicità’. L’obiettivo è di valorizzare la pubblicità e i suoi effetti positivi sulla crescita dell’economia. In momenti di crisi si intensificano gli sforzi degli addetti ai lavori per mantenere viva l’attenzione sul ruolo strategico che ha la pubblicità nelle dinamiche di mercato. IAA lo ha fatto con una campagna molto bella anche se in qualche modo lascia credere che nulla sia cambiato dopo l’esplosione della crisi. Cioè il contenuto mi pare un po’ stereotipato e sembra richiamare uno stile degli albori della comunicazione commerciale soprattutto con un mood americano anni 50 che si riferiva ad una boom che certo oggi è davvero lontano.
Quando ho visto la campagna mi è subito tornata in mente questa che vi mostro nell’immagine. Lo stesso tono e trattamento lo avevamo usato in CaruccieChiurazzi quando il Comune di Bari ci aveva commissionato una campagna - ardua - sul senso civico. Se le confrontate sembrano essere state fatte dalla stessa coppia creativa e invece i nostri art e copy avevano usato questo trattamento proprio per semplificare concetti che si fa fatica a spiegare, soprattutto ai baresi.
IAA invece ha fatto una semplificazione che trovo un po’ eccessiva anche se rimarca bene il concetto che la qualità della comunicazione è capace di dare buoni risultati.
Mi piace però ricordare ai blogger che David Aaker uno dei profeti del branding dice che la buona pubblicità “quella fatta bene” rende 5 volte l’investimento fatto. Spiego meglio se fai una buona campagna e hai un budget di 1 € e come se avessi speso 5€.
Quindi la qualità è ben più importante di un culo messo in primo piano e su questo sfido i blogger a dimostrare cosa funziona in momenti di crisi.
17 Luglio 2009
L’8 luglio scorso, CaruccieChiurazzi è intervenuta in un seminario organizzato da Federexport, la federazione dei consorzi dell’export che aderisce a Confindustria.
Durante l’incontro è stata illustrata la situazione non positiva delle exportazioni delle imprese italiane da Lorenzo Papi (segretario tecnico Federexport), mentre Massimo Lupis di Diva Eris ha illustrato brevemente le opportunità per le PMI di rendere efficienti i consorzi dell’export ai fini dello sviluppo delle imprese.
È toccato a Ettore Chiurazzi raccontare attraverso alcuni casi alcuni accorgimenti per che intende comunicare in altri mercati per sostenere il processo di internazionalizzazione.
Ecco un estratto dell’intervento: federexpospeech1.ppt
29 Giugno 2009
A seguito del mio speech al seminario di Studi “Lo sguardo e la moda” presso l’Università di Bari riporto una sintesi del mio intervento.
La moda rappresenta ancora un valore distintivo dell’identità della marca Italia, ma a tassi di crescita economica in particolar modo verso l’estero, non corrisponde una crescita qualitativa della comunicazione. L’analisi delle campagne stampa (il media principale di veicolazione) fa registrare un marcato orientamento all’uso della immagine fotografica, cui si associa il marchio del produttore. Questa caratteristica tuttavia, pur denotando l’obiettivo di costruzione della notorietà del brand e di comunicazione del prodotto, rappresenta la vera criticità […]Leggi tutto »
30 Marzo 2008
Questa proposta di di trench, ormai una vera e propria moda, mi pare particolarmente interessante perchè viene da K-WAY, un brand noto perchè si è affermato proprio a partire dagli anni 70 in poi. K-WAY è diventato un brand a lungo molto popolare poi è stato considerato di basso profilo e almeno in Italia è quasi scomparso. Forse questo trench è nuovo tentativo di popolarizzazione in chiave “disruption”, cioè recupera qualcosa di old fashion con una proposta di colore molto trendy.
11 Marzo 2008

Il nuovo bere italiano, nella corsa mondiale a rendere local un prodotto storicamente global l’Italia si distingue per la sua raffinatezza